Credo che la conservazione sia molto più che il semplice trattamento dei beni del patrimonio culturale.
Al suo centro, la conservazione è un processo di indagine, interpretazione, e produzione di conoscenza.
Ogni oggetto del patrimonio contiene prove. Prova della creazione, utilizzo, alterazione, decadimento, riparazione, perdita, e sopravvivenza. Prima che avvenga qualsiasi intervento, queste tracce devono essere riconosciute, documentato, e capito. Per questo motivo, Mi avvicino alla conservazione attraverso la prospettiva della conservazione forense: una metodologia che tratta il patrimonio culturale come testimonianza materiale e il conservatore come il suo investigatore.
Il conservatore non è semplicemente un tecnico.
Il conservatore è uno scienziato.
Uno scienziato che osserva, domande, documenti, analisi, e interpreta. Uno scienziato che trasforma le osservazioni materiali in conoscenza culturale. Uno scienziato che lavora su più scale, da tracce microscopiche di deterioramento a questioni più ampie di autenticità, identità, valore, e significato.
Il mio lavoro si fonda sulla convinzione che ogni intervento debba essere preceduto da un’indagine, e ogni decisione dovrebbe essere supportata da prove.
Osservazione prima dell'intervento.
La documentazione prima dell'interpretazione.
Le prove prima della conclusione.
Respingo l’idea che la conservazione riguardi esclusivamente la conservazione del tessuto materiale. Il patrimonio non può essere compreso solo attraverso la materia. L’autenticità emerge attraverso l’interazione di prove materiali, significato culturale, continuità storica, memoria collettiva, e valori sociali.
La conservazione richiede quindi sia rigore scientifico che riflessione critica.
Richiede la capacità di muoversi tra il micro e il macro: dalla struttura cellulare di un materiale alle narrazioni culturali che gli conferiscono significato; dalle osservazioni di laboratorio alle domande che modellano la politica del patrimonio e la comprensione del pubblico.
Credo anche che i conservatori abbiano una responsabilità che va oltre il laboratorio e lo studio di conservazione.
Sono sostenitori del patrimonio culturale.
Informano i decisori, coinvolgere le comunità, comunicare le prove, sfidare le ipotesi, e contribuire alla comprensione pubblica del passato. La conservazione non riguarda solo la protezione degli oggetti; si tratta di garantire tale conoscenza, significato, e la memoria culturale rimangano accessibili alle generazioni future.
La mia ricerca, pubblicazioni, e la pratica professionale cercano di rafforzare il ruolo del conservatore come investigatore, produttore di conoscenza, comunicatore, e avvocato.
Il futuro della conservazione non risiede solo nella riparazione degli oggetti, ma nel comprenderli.
Perché ogni oggetto ha una storia.
Ogni traccia è una prova.
E ogni prova ha il potenziale per ampliare la nostra comprensione del patrimonio culturale.
Dr. Ugur giovane